Terni, bocciatura piano di riequilibrio: spettro dell'aumento tasse

La bocciatura del piano di riequilibrio del comune di Terni e il pronunciamento delle sezioni riunite della Corte dei Conti che hanno definitivamente respinto il ricorso che il sindaco di Girolamo aveva presentato in merito, apre scenari preoccupanti per l’amministrazione ternana, con ripercussioni inevitabili sulle tasche dei cittadini. Si aprono le porte del dissesto finanziario dell’ente, un dissesto definito dalla maggioranza “guidato per gestire il debito”, ma che di fatto durerà 5 anni con un  comune comunque commissariato, a prescindere dalle dimissioni o meno del sindaco Leopoldo di Girolamo. Politicamente sono due le situazioni: la prima è che il sindaco decida di rimanere in carica. In questo caso a palazzo Spada si insedierebbero, per i prossimi 5 anni, tre commissari ad acta, nominati dal giudice amministrativo,  mentre Giunta e Consiglio resterebbero carica fino alla fine della consliatura, cioè il 2019.

Il secondo caso è che Di Girolamo si dimetta dopo l’approvazione del dissesto. In questo secondo caso i tre commissari ad acta arriverebbero comunque, ma nel frattempo si andrebbe a nuove elezioni, che potrebbero tenersi già a giugno. Ci sarebbe una terza possibilità, quella in cui il consiglio non voti il dissesto. In questo caso ad intervenire sarebbe il prefetto che scioglierebbe l’assemblea cittadina nominando un commissario prefettizio. In tutti i casi comunque, la cosa certa è l’aumento inevitabile della pressione fiscale che per i cittadini ternani si tradurrà in un aumento di imu, tasi e altri servizi, per un totale stimato in circa 16 milioni di euro di tasse in più in cinque anni. I tagli saranno invece nelle buste paghe dei dipendenti comunali, per i quale ora si apre anche lo spettro degli esuberi.
  • banner dx
  • banner dx
  • banner dx
  • banner dx
  • banner dx
Canale 12
  • banner dx
  • banner dx
  • banner dx
  • banner dx
  • banner dx